Storie di chi combatte: Una diagnosi di Linfoma a 22 anni

Una diagnosi di Linfoma a 22 anni

Nel fiore dei miei 22 anni, arriva una diagnosi difficile: linfoma di Hodgkin. Nella mia mente mille domande “Cosa ho sbagliato?”, “Cosa mi aspetta?”. Questo è il primo errore umano dinanzi al tumore. Cercare di capirlo, di inserirlo negli schemi logici. Ho iniziato il percorso di cure, mi guardavo allo specchio e mi vedevo pelata, gonfia, pallida ma pensavo sempre che dovevo avere pazienza. Oggi sono in remissione e voglio urlare il mio GRAZIE alla vita, il mio grazie al Sistema Sanitario Nazionale che mi ha dato cure gratuite e soprattutto alla ricerca e a chi dona affinché persone come me abbiano la possibilità di sognare e dire “Non è ancora finita!”.
                    Un anno fa, iniziava in questi giorni il periodo più difficile della mia vita. Nel fiore dei miei 22 anni, l’8 febbraio 2023, mi viene diagnosticato un tumore: linfoma di Hodgkin.A pensarci adesso, mi sembra quasi surreale. Ho sempre avuto questa tendenza intrinseca nel considerarmi quasi invincibile, come se la malattia fosse qualcosa che non avrebbe mai potuto toccarmi in prima persona. Eppure, è successo, in un attimo. Da un giorno all’altro sono stata catapultata in una nuova quotidianità, fatta di ospedale e chemioterapia. La mia priorità adesso ero io. Difficile per me, perché mi veniva così naturale pensare agli altri. Ricordo che il primo mese ho cercato di tenermi il più possibile occupata, per non ritrovarmi da sola con i miei pensieri. Perché è nel silenzio della solitudine che riecheggiano le domande: “Perché?”, “Cosa ho sbagliato?”, “Cosa mi aspetta?”. Questo è il primo errore umano dinanzi al tumore. Cercare di capirlo, di inserirlo negli schemi logici che non sono altro che una distorsione della realtà. Il tumore non ha spiegazione. E nel tentare di trovarla, si giunge solo ad un immenso oceano di paura e angoscia e rabbia. Il corpo è malato ma la mente non può permettersi di ammalarsi. Altrimenti si sprofonda in un abisso senza vie d’uscita. La mente può evadere, a differenza del corpo, dalle pareti dell’ospedale, e sognare, sperare, desiderare ardentemente la Vita. Questo è il primo passo verso la guarigione. Il desiderio profondamente viscerale di Vita. Di correre, danzare, ridere, sporcarsi, abbracciare, condividere, guarire. Nonostante tutto. La chemioterapia annulla completamente la propria fisicità. Mi guardavo allo specchio e mi vedevo pelata, gonfia, pallida. Provavo a fare due passi e mi sentivo senza energie, incapace di fare le scale, di camminare per più di cinque minuti, di studiare. Volevo uscire, fare esperienze, ma ero bloccata a casa dai dolori della chemioterapia. Speravo di stare bene, di non avere dolori, ma appena mi sentivo un po’ meglio era l’ora di tornare in ospedale per il nuovo ciclo di chemio. I mesi di terapia sono così. Si devono fare i conti con i propri limiti, con un corpo che non è più il mezzo per la vita. Si deve sopportare. Quante volte mi sono detta: “Forza, Marta, non mollare, passerà anche questo periodo, tornerai a vivere davvero”. È stato come un mantra durante il tempo del tumore. “Devo. Avere. Pazienza”. La forza l’ho ritrovata in me stessa, l’ho trovata grazie alle persone che mi sono state vicine. La mia famiglia, sempre attenta ed unita, gli amici cari che venivano a trovarmi, le infermiere dell’ematologia, che con i loro sorrisi alleggerivano il peso della chemioterapia, i pazienti che ho conosciuto durante le ore interminabili di chemio, con i quali ho scherzato tanto e mi sono sentita capita. Non mi sono sentita sola, e questa è stata la mia grande fortuna.Poi, in un attimo, ciò che avevo sognato per sette mesi arriva: la notizia della remissione. Ancora mi commuovo nel pensare che è successo. Una seconda possibilità di vita! Mi sento infinitamente grata per questo! Quel “non vedo l’ora di…” che ha costellato i miei pensieri durante le chemio, adesso sta divenendo realtà. Vorrei tanto ringraziare, urlare il mio GRAZIE alla vita, il mio grazie al Sistema Sanitario Nazionale che mi ha dato cure gratuite, che altrimenti non avrei potuto permettermi e soprattutto alla ricerca, a chi dona affinché persone come me abbiano la possibilità di sognare e dire “Non è ancora finita!”. Marta