Storie di chi combatte: Dieci anni dopo la mia diagnosi di leucemia

Dieci anni dopo la mia diagnosi di leucemia.

La leucemia Linfoblastica Acuta è entrata nella mia vita all’improvviso, 9 anni fa. Mi ha costretta ad un percorso fatto di chemio, un trapianto e controlli, che vanno avanti ancora oggi. Mi ricordo ogni cosa di quel 2015, sembra quasi ieri, è proprio come mi disse un paziente durante i controlli: “il tempo è così lento quando lo si vive e così veloce quando lo si ricorda". L'unico consiglio che posso dare a chi si trova nella mia stessa situazione è di parlare delle vostre paure, dei vostri dubbi. Perché bisogna accettare e abbracciare anche le nostre fragilità, soprattutto nella malattia.
Ciao, sono Valentina e ho 30 anni. Ormai 9 anni fa sono stata portata d'urgenza in ospedale perché il laboratorio delle analisi del sangue ha avvisato per telefono il mio medico, avendo riscontrato dei valori preoccupanti. Solo dopo qualche anno, quando le cure più importanti erano state fatte e tutto stava andando per il meglio, mi hanno detto quanto era grave la situazione: "Ti abbiamo ripreso per i capelli". All'età di 21 anni mi è stata diagnosticata una Leucemia Linfoblastica Acuta, Philadelphia positiva per la precisione, quella dei bambini - mi sono detta - ma io avevo 21 anni, com'era possibile.? Eppure, ero lì ricoverata e non proprio pronta a lottare contro qualcosa che non nemmeno capivo al momento. Tutto così veloce, caotico... La mia fortuna è stata mia sorella. Compatibile al 100% per la donazione di midollo, non ha nemmeno pensato al da farsi, lei c'era ed è grazie a lei che ho potuto ridurre il ciclo di chemio e radioterapia a 3 mesi. Subito dopo abbiamo fatto il trapianto. Era esattamente il 18 giugno 2015, diventato ormai il mio secondo compleanno. Non nego che ci sono state difficoltà, ma sapevo di non essere sola. Ricordo i medici che mi ringraziavano perché gli regalavo ogni giorno un sorriso, quando ero io che in realtà ringraziavo loro. Tutto il lavoro che hanno fatto per me, la loro disponibilità, la loro umanità e anche le loro fragilità, quando c'era qualcosa da dirmi. Ricordo che nel periodo post trapianto, alla mia richiesta di avere un aiuto per il dolore che sentivo alla bocca, il medico che mi seguiva mi ha guardato e sorridendo mi ha detto "allora sei umana anche tu", perché fortunatamente durante le chemio non ho avuto bisogni particolari. Ricordo l'infermiera che prima di andare a dormire passava in camera e mi dava la buonanotte, dicendomi che era come se fossi sua figlia. Ricordo un paziente come me che durante i controlli mensili, nella sala d'attesa ha detto: "Che strano il tempo. È così lento quando lo si vive e così veloce quando lo si ricorda". È vero. Dopo 9 anni, posso solo dire che è vero. Che mi sembra ieri di aver vissuto tutto questo e invece non è così. È un percorso lungo che ancora non ho finito, ma che si affronta giorno dopo giorno. Non so ancora quanto durerà, mi auguro solo che tutto continui ad andare com'è andato finora. L'unico consiglio che posso dare a chi si trova nella mia stessa situazione è di parlare delle vostre paure, dei vostri dubbi, cercate delle persone a cui appoggiarvi e con cui potete parlare senza problemi e se avete difficoltà a parlarne potete appoggiarvi agli sportelli di supporto dell'AIL. Avrete sicuramente vicino qualcuno, anche nei momenti più bui in cui vi sembra di essere soli. Non lo siete. Ci sono io e ci sono tutti i pazienti che hanno vissuto la nostra stessa esperienza. Valentina